06/06/2024

Cassazione: licenziamento del lavoratore disabile per superamento dell’ordinario periodo di comporto

Corte di Cassazione Sezione Lavoro Sentenza 2 maggio 2024 n. 11731

Con la sentenza n. 11731 del 02.05.2024, la Suprema Corte afferma che costituisce una discriminazione indiretta l’applicazione del comporto ordinario al dipendente portatore di handicap, stante la necessità di considerare il maggior rischio di morbilità legato proprio alla disabilità.

Nel caso di specie il lavoratore aveva impugnato il licenziamento per superamento del periodo di comporto intimatogli, ritenendolo discriminatorio, in quanto l’azienda non avrebbe tenuto in debito conto della condizione di handicap derivante dalla patologia oncologica cronica da cui era affetto, e dalla sua incidenza nelle predette assenze.

Ebbene la Corte, dopo aver ribadito la ratio dell’istituto del comporto, da ricondursi nel “punto di equilibrio fra l’interesse del lavoratore a disporre d’un congruo periodo di assenze per ristabilirsi a seguito di malattia o infortunio e quello del datore di lavoro di non doversi fare carico a tempo indefinito del contraccolpo che tali assenze cagionano all’organizzazione aziendale” (Cass. 16 settembre 2022, n. 27334, in motivazione, sub p.to 20) ha ribadito l’assunto secondo cui, costituisce discriminazione indiretta l’applicazione dell’ordinario periodo di comporto al lavoratore disabile, perché la mancata considerazione dei rischi di maggiore morbilità dei lavoratori disabili, proprio in conseguenza della disabilità, converte il criterio, in apparenza neutro, del computo del periodo di comporto breve in una prassi discriminatoria nei confronti del particolare gruppo sociale protetto, siccome in posizione di particolare svantaggio.

Al fine di garantire il rispetto del principio di parità di trattamento, il contemperamento suesposto trova il proprio limite nella necessità, da parte dei datori di lavoro, di adottare ogni ragionevole accomodamento organizzativo che, senza comportare oneri finanziari sproporzionati, sia idoneo a contemperare, in nome dei principi di solidarietà sociale, buona fede e correttezza, l’interesse del disabile al mantenimento di un lavoro confacente alla sua condizione psico-fisica con quello del datore a garantirsi una prestazione lavorativa utile all’impresa, anche attraverso una valutazione comparativa con le posizioni degli altri lavoratori; fermo il limite invalicabile del pregiudizio alle situazioni soggettive di questi ultimi aventi la consistenza di diritti soggettivi (Cass. 9 marzo 2021, n. 6497, in tema di licenziamento per inidoneità fisica sopravvenuta del lavoratore).

Su tali presupposti, la Suprema Corte rigetta il ricorso della società, confermando l’illegittimità del recesso dalla stessa irrogato.

 

Per ulteriori informazioni rivolgersi a:

Lavinia Barsanti –  Federico Taddei – Martina Saraniero

Area: Lavoro, Previdenza, Education

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Mail: l.barsanti@ui.pisa.it – f.taddei@ui.pisa.it – m.saraniero@ui.pisa.it

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